Iniziare a lavorare in una nuova azienda è un po' come iniziare una nuova storia d'amore.
Mi piace pensarla così.
All'inizio della carriera lavorativa tasti timorosamente il terreno ed è come dare il primo bacio.
Può piacerti e ne serberai sempre il ricordo: il primo stipendio, la libertà conquistata come la dolcezza delle labbra tanto anelate.
Poi l'equilibrio si incrina, l'infatuazione passa, l'esperienza e la sicurezza in te stesso ti fanno capire che in quel rapporto c'è qualcosa che non ti rispecchia.
E con la leggerezza, l'incoscenza e l'audacia della gioventù magari lasci senza rimpianti.
Oppure può succedere che capiti proprio a te, innamorato fino al collo, di essere piantato. [Solitamente si tratta di contratti a progetto.] Pieni di speranze, pieni di illusioni, si rimane lì.
Allora o lo affronti con flessibilità (la parola più amata degli ultimi anni) o piangi calde lacrime di disperazione.
Passa il tempo e la maturità avanza.
La vita un po' colpisce e un po' scolpisce, modellando le volontà e guidando i compromessi.
Crescono in compenso le certezze di cosa può veramente realizzarti.
Esattamente come accade quando incroci uno sguardo e senti un brividino.
Quel brividino scatenato da quello sguardo.
E hai un presentimento. Che sia la volta buona.
Il primo presentimento lo ebbi quasi sei anni fa.
E oggi sono felicemente sposata.
In questi giorni mi sta capitando di nuovo.
Quella leggerezza d'animo dell'essere innamorata. Ma professionalmente.
Quella fuligginosa consapevolezza, che vuole rimanere tale per non tradire aspettative altrimenti dolorose, ma che dona carica, energia, emozione.
Mi sento proprio così: felicemente innamorata.
Di mio marito, of course.
E del mio - nuovo - lavoro.
Lasciamo al tempo l'arduo compito di decidere se sarà.
E alla fine dell'anno vedremo se questo sentimento, così inaspettato, sarà corrisposto...
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venerdì 3 febbraio 2012
giovedì 1 dicembre 2011
45 giorni
Questo non è un post allegro. Chi cerca una risata oggi, non legga le parole che seguono.
Chi resta sappia che quello che sta per leggere è una piccola, personale, testimonianza di quello che di triste può accadere nel mondo del lavoro.
Una semplice testimonianza. Che non pretende di cambiare, ma solo di informare.
Perchè tutto mi si può dire, ma non che pecco di omertà.
Il dado è tratto. Ieri è stato l'ultimo giorno di lavoro.
Lo posso ufficializzare: ho lasciato il mio posto, impiegata tecnica per la sicurezza sul lavoro presso un'azienda udinese - contratto indeterminato PT 30 ore.
Detta così, è un'azione da folli.
E probabilmente lo pensano - anche se non lo dicono - tutti quelli che mi stanno intorno, vicini e lontani.
Con i tempi che corrono, la crisi e tutto il resto, l'ultima cosa che si dovrebbe fare è lasciare il proprio lavoro.
Bene, a tutti quelli che la pensano così, che si fermano al primo strato della questione, senza indagare più a fondo - per mancanza di tempo o confidenza - voglio spiegare perchè.
Perchè si arriva a fare una scelta così drastica in un momento critico.
Chi resta sappia che quello che sta per leggere è una piccola, personale, testimonianza di quello che di triste può accadere nel mondo del lavoro.
Una semplice testimonianza. Che non pretende di cambiare, ma solo di informare.
Perchè tutto mi si può dire, ma non che pecco di omertà.
Il dado è tratto. Ieri è stato l'ultimo giorno di lavoro.
Lo posso ufficializzare: ho lasciato il mio posto, impiegata tecnica per la sicurezza sul lavoro presso un'azienda udinese - contratto indeterminato PT 30 ore.
Detta così, è un'azione da folli.
E probabilmente lo pensano - anche se non lo dicono - tutti quelli che mi stanno intorno, vicini e lontani.
Con i tempi che corrono, la crisi e tutto il resto, l'ultima cosa che si dovrebbe fare è lasciare il proprio lavoro.
Bene, a tutti quelli che la pensano così, che si fermano al primo strato della questione, senza indagare più a fondo - per mancanza di tempo o confidenza - voglio spiegare perchè.
Perchè si arriva a fare una scelta così drastica in un momento critico.
lunedì 14 novembre 2011
Si chiude una porta...
Si chiude una porta e si apre un portone. E' cosi' che voglio cominciare questa nuova avventura, con fiducia e ottimismo, e soprattutto iniziando con il piede giusto.
Dicendo le cose che vanno dette, facendo PULIZIA.
Chiudendo le porte che (forse) avrei dovuto chiudere prima.
Acchiappare la vita con entrambe le mani, darle un bello scrollone, e via! Si Ri-Comincia.
Chi non mi conosce, penserà che sto vaneggiando.
In effetti, qualcuno potrebbe dire che sia impazzita (e qualcuno lo penserà SICURAMENTE).
Ma veniamo a noi: SicuraMente EcoLogica vuole essere un punto d'incontro per chi ne vuole sapere di più sull'ambiente, su come agire concretamente nel piccolo per preservarlo, ma con un'attenzione alla persona.
Quindi parleremo di cura della persona, della casa, della salute, dell'alimentazione, di sicurezza.
Ma anche di dove e come stiamo bene. E potremmo stare meglio.
Ho tante idee e bisogno di uno spazio dove confrontarMi. E confrontarCi.
E metterMi in gioco. E metterCi in gioco.
Quindi: eccoci qui.
Aspetto di leggervi.
E di leggermi.
